Nel corso del mese di dicembre, da pressocché tutte le Associazioni della provindia di Treviso interessate al mondo della pesca sportiva, è stata presentata agli uffici competenti una proposta di modifica delle attuali normative relative alla pesca sportiva nelle acque di tipo “B” della Provincia. Uniamo di seguito il testo originale:
“Treviso 15 Dicembre 2011, Associazioni in firma, Loro sedi.
Spett.le Provincia di Treviso
Ill.mo Presidente Dr. Leonardo Muraro
Via Cal di Breda 116 – 31100 Treviso
Ill.mo Dirigente Servizio Caccia Pesca Agricoltura
Dott.Giuseppe Porcellato
Via Cal di Breda 116 – 31100 Treviso
Ill.mo Ass.re Mirco Lorenzon
Assessorato Caccia e Pesca
Via Cal di Breda 116 – 31100 Treviso
Ill.ma Dott.ssa Barbara Grava Vanin
Servizio Pesca
Via Cal di Breda 116 – 31100 Treviso
e p.c.
Spett.le Regione Veneto
Ill.mo Ass.re Franco Manzato
Palazzo Balbi – Dorsoduro 3901
30123 Venezia
Spett.le Bioprogramm
Chiar.mo Dr. Marco Zanetti
Via Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa 1/a
31024 Ormelle (TV)
Documento condiviso di proposta per l’adeguamento del Regolamento di pesca della Provincia di Treviso i relazione alla “Zona B”
Proposte per una gestione ecosostenibile delle attività di pesca sportiva e
ricreativa nella “Zona B” della Provincia di Treviso
Premesso che:
- gli ecosistemi acquatici sul territorio della provincia di Treviso sono esposti ad un rischio di incipiente degrado come già accaduto in numerose provincie limitrofe;
- che la continua introduzione di specie alloctone infestanti e dannose rappresenta, al presente, la principale minaccia per la biodiversità in numerose tipologie di ambiente dove, in tempi molto rapidi, fauna e flora originarie potrebbero andare incontro a scomparsa;
- l’introduzione di specie alloctone si può verificare in corsi d’acqua che per varie ragioni hanno già sofferto una parziale perdita di naturalità, soprattutto nelle zone ripariali con una serie di conseguenze sulle reti trofiche, sulla funzionalità dell’ecosistema e sulla fauna ittica;
- in conseguenza a fenomeni di alterazione degli habitat e di riduzione della biodiversità i pescatori delle Associazioni e discipline sopra rappresentate, hanno già tristemente vissuto una drastica riduzione degli ambienti dove praticare la pesca e della risorsa ittica nel suo complesso;
- in assenza di forti iniziative tese al recupero degli habitat acquatici compromessi ed alla conservazione di quelli che ancora presentano un buono stato di qualità, l’affluenza sul territorio in oggetto da parte degli appassionati di discipline di pesca ecosostenibili è destinato a contrarsi ulteriormente; data la velocità di questi fenomeni di compromissione degli ecosistemi acquatici, già documentata in tanti altri casi della pedemontana non è azzardato prevedere un sensibile decremento delle licenze di pesca e delle attività collegate, in contrasto con la forte tradizione trevigiana.
- i pescatori delle Associazioni qui rappresentate, possano contribuire attivamente all’innovazione normativa, in quanto le discipline di pesca ecosostenibili, ora emergenti, sono basate su modalità operative diverse dal passato, e che pertanto necessitano di essere regolamentare ad hoc, anche in relazione all’evoluzione dello stato dell’ambiente;
proponiamo quanto segue con riferimento alle acque della Zona B della provincia, fino ad ora relativamente trascurate dalle normative, a differenza della Zona A dove esiste, ad esempio, un periodo di riposo biologico di ben 5 mesi.
Consapevoli che i tempi per l’adeguamento normativo spesso sono più lunghi di quelli dell’evoluzione culturale che lo stimola, e che il percorso debba essere graduale, ci limitiamo, per la ventura revisione del regolamento provinciale previsto per l’inizio del 2012, a proporre una serie di proposte, sotto riportate, che riteniamo essere un intervento di minima per salvare le acque della Zona B della provincia di Treviso dal rischio di un completo degrado.
Alcune delle seguenti proposte sono già state presentate come parte del “Progetto Tutela Luccio”, presentato alla provincia da ADS Lanciatori Bassa Trevigiana F.I.P.S.A.S., S.C.I, E.I. e all’interno del “Progetto Tutela Carpa”, Presentato da Lovely Carp di Silea e C.F.I..Ribadendo la validità dei contenuti di tali progetti sottolineiamo che le proposte che seguono sono da intendersi come integrazione e non come sostituzione di tali contenuti precedentemente presentati.
A) In riferimento agli alloctoni: come implicitamente indicato dalla Direttiva quadro sulle acque (WFD 2000/60 CE), il ripristino di uno stato di qualità “buono” delle acque superficiali, fissato entro il termine del 2016, non può prescindere dal ripristino della qualità ecologica dei corsi d’acqua. Non a caso uno degli indici di qualità utilizzati considera lo stato delle comunità ittiche, relativamente alla presenza di specie autoctone. Al presente, le acque della zona B della provincia di Treviso hanno subito l’espansione di alcune specie alloctone invasive, principalmente di origine est-europea che hanno determinato una estrema rarefazione o addirittura scomparsa delle specie autoctone. Per questo, per la gestione generale della fauna ittica nelle acque di Zona B, e fondamentale definire strumenti normativi e operativi che costituiscano un piano coerente di contenimento delle specie ittiche alloctone invasive , oltre che mantenere il divieto di reimmissione di tali specie se catturate in ambito di pesca dilettantistica e sportiva.
B) In sinergia è prioritario intervenire per la tutela delle popolazioni di specie ittiche autoctone , con particolar riguardo ai predatori autoctoni, come ad esempio il luccio, Esox lucius, e la trota marmorata Salmo marmoratus, in quanto specie “ombrello” per le biocenosi acquatiche, la cui presenza è un indicatore di buona qualità, e di cui la trota marmorata è riportata nella direttiva “Habitat”, 43/92/CEE. Dietro a questa premessa, riteniamo importante che anche gli appassionati di pesca sportiva diano un segnale di vivo interesse per il mantenimento della integrità delle comunità ittiche e di protezione delle specie di particolare interesse conservazionistico, in sinergia con le associazioni che storicamente si sono impegnate in tal senso, prima tra tutte il WWF. Pertanto, scegliendo il Luccio per la estrema rarefazione nelle acque del piano della provincia di Treviso, si propone di instaurare un regime di protezione definito come “no-kill”, da attuarsi in diverse acque della “Zona B” della provincia che andremo a definire nelle proposte più sotto. Non serve ribadire che la specie attualmente sia in grave difficoltà, quasi scomparsa da moltissimi corpi idrici. Tale regime è stato di recente instaurato in misura parziale o totale da un gran numero di province, sebbene non abbiano un patrimonio da tutelare di importanza pari al nostro.
C) Inoltre, si richiama l’attenzione sulla necessità di contrastare le forme di pesca non ecocompatibili, come la pesca con pesci vivi e morti. Tale pesca, oltre ad essere dannosa per il luccio e la marmorata, se effettuata con novellame di specie alloctone contribuisce alla diffusione delle stesse soprattutto in zone di grande rilevanza ecologica. Sempre riguardo la pesca con il vivo, in questo caso non rivolta al luccio ma al siluro d’Europa, vale la pena ricordare che spesso è utilizzata come esca viva l’anguilla, Anguilla anguilla, oggetto di protezione tramite il Regolamento europeo (CE N. 1100/2007 del 18 settembre 2007) ed i Piani nazionale e regionale. Anche in questo caso, come in tanti altri non riportati, risulta evidente la non sostenibilità di tale tecnica di pesca e la necessità di instaurare un provvedimento a tutela delle specie ittiche autoctone in maggiore difficoltà. Pertanto si propone di instaurare il divieto di pesca con il pesce vivo su tutto il territorio della provincia di Treviso. Tale richiesta era già stata fatta dai nostri dirigenti sul territorio in sede di redazione della nuova Carta Ittica (vedi Progetto Tutela Luccio di A.D.S. L.B.T. – F.I.P.S.A.S – E.I.)
D) In riferimento alle zone dedicate alla tecnica del carp fishing, è noto che gli appassionati cercano pesci di taglia notevole, detti da “trofeo”, generalmente di peso superiore agli 8 kg e alla lunghezza di 60 cm, corrispondenti ad una età superiore a 6/8 anni. Per garantire che i luoghi dedicati a questa tecnica, che vanta un sempre maggiore numero di appassionati, mantengano una popolazione idonea di carpe di taglia, contandone un prelievo incontrollato e spesso rivolto alla commercializzazione (per ulteriori dettagli si veda il testo del “Progetto Tutela Carpa”), si chiede l’istituzione di misure di ulteriori protezione di protezione per la carpa in certe zone nevralgiche per frequentazione.
Seguono le proposte di cui ai punti precedenti:
A) Data l’importanza e la complessità dell’argomento, per la definizione di un piano di contenimento degli alloctoni invasivi e delle relative norme operative, chiediamo l’istituzione ufficiale di un tavolo di tecnico per discutere le proposte anche sulla base della nuova Carta Ittica prima del necessario passaggio consultivo.
B) L’elevazione della misura minima del luccio a cm. 80 (ottanta) in tutte le acque della provincia, per dar modo ai riproduttori di poter effettuare una seconda frega, notoriamente dal maggior successo riproduttivo della primipara.
C) Istituzione di un periodo di riposo biologico, in cui sia vietato in modo assoluto qualsiasi tipo di pesca al luccio (esche artificiali e pesce vivo o morto), nei mesi della riproduzione, dal 1 gennaio al 31 marzo, in tutte le acque di “Zona B”.
D) Abolizione della pesca con il pesce vivo o morto in tutte le acque della “Zona B” della Provincia di Treviso. (ma sarebbe auspicabile, se conforme alla carta Ittica che tale divieto venisse istituito anche in “Zona A”), L’abolizione della pesca col pesce vivo come esca è oggetto di una moratoria a livello Europeo.
E) Per la tutela della carpa: introduzione nei tratti di canali e fiumi o in altri corpi d’acqua della “Zona B”, di una norma che prevede la re-immissione immediata nello stesso corpo d’acqua di cattura degli esemplari di lunghezza superiore a 60 cm.
F) Si richiede inoltre l’istituzione di regime di rilascio obbligatorio del pescato, definito “no-kill”, per il Luccio nelle seguenti acque della “Zona B) della Provincia di Treviso:
1) Fiume Monticano, dalla confluenza nel Fiume Livenza al Ponte della strada provinciale ad Oderzo, confine della “Zona A”
2) Fiume Bidoggia, tutto il corso all’interno della “Zona B” fino al confine della Provincia di Venezia
3) Fiume Vallio, tutto il corso all’interno della “Zona B” fino al confine della Provincia di Venezia
Le società in firma auspicano infine che per specie a rischio nelle acque di zona B quali l’anguilla e la tinca, Tinca tinca, vengano istituite misure di tutela importanti in modo da consentire a tali specie di recuperare un popolamento in grado di autosostenersi.
Inoltre, per la savetta Condrostoma soetta, il cavedano Squalius cephalus , il pigo Rutilus pigus ed il barbo Barbus plebeius, minacciate dall’invasione di specie alloctone invasive, principalmente di origine danubiana, chiediamo un valutazione tecnica inserita nel punto A) inerente il piano di contenimento degli alloctoni, e finalizzata a prevedere misure di protezione, per contenere il rischio di scomparsa e difenderne il ruolo ecologico e ambientale che hanno nel mantenimento della biodiversità delle nostre acque.
Nel ringraziare i riceventi Assessorati ed Uffici restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento e ci rendiamo disponibili per la discussione ed eventuale integrazione delle suddette proposte che riteniamo rappresentare la soglia minima di intervento per rallentare il collasso biologico dei nostri ecosistemi acquatici ed iniziare un percorso virtuoso di inversione di tendenza.
Distinti saluti,
F.I.P.S.A.S Treviso, Modolo Flores
U.N.P.e.M Treviso, Enos Bortolozzo
Carp Fishing Italia Treviso, Stefano Forcolin
Spinning Club Italia Treviso, Luca Passerella
Co.Ve.A.Pe.Di Treviso, Michele Modanese
(cons. veneto ass. pescatori dilettanti )
Esox Italia Treviso, Corrado Forlani
(lanciatori Bassa Trevigiana)
Fly Angler Opitergium Treviso, Vittorio Buccini
Documenti allegati
Progetto Tutela Luccio
Progetto Tutela Carpa
Direttiva Habitat 92/43/CEE
Direttiva CEE 2000/60
1. Specie autoctone: le specie, sottospecie o popolazioni presenti sul territorio nazionale o su parte di esso, nel quale si siano originate o vi siano giunte senza l’intervento (intenzionale o accidentale) diretto dell’uomo. . (Da: “Guiding principles for the prevention, introduction and mitigation of impacts of alien species that threaten ecosystems, habitats or species (annexes to CBD decision VI/23), in AA.VV., 2007 – Linee guida per l’immissione di specie faunistiche. Quad.Cons. Natura, 27, Min.Ambiente – Ist. Naz.Fauna Selvatica
2. Specie alloctona (aliena): una specie, sottospecie o un taxon più basso, introdotta al di fuori del naturale areale distributivo presente o passato; include ogni elemento, gameti, semi, uova, propaguli di quelle specie che abbia la possibilità di sopravvivere e successivamente riprodursi. (Da: “Guiding principles for the prevention, introduction and mitigation of impacts of alien species that threaten ecosystems, habitats or species (annexes to CBD decision VI/23), in AA.VV., 2007 – Linee guida per l’immissione di specie faunistiche. Quad.Cons. Natura, 27, Min.Ambiente – Ist. Naz.Fauna Selvatica)
3. Specie alloctona invasiva: una specie alloctona la cui introduzione e/o diffusione minaccia la biodiversità, e/o causa gravi danni anche alle attività dell’uomo o ha effetti sulla salute umana e/o serie conseguenze socio-economiche. (Da: “Guiding principles for the prevention, introduction and mitigation of impacts of alien species that threaten ecosystems,habitats or species (annexes to CBD decision VI/23), in AA.VV., 2007 – Linee guida per l’immissione di specie faunistiche. Quad.Cons. Natura, 27, Min.Ambiente – Ist. Naz.Fauna Selvatica)
4. La “Fauna ittica” per lo “stato buono” è definita come segue: “lievi variazioni della componente e abbondanza delle specie rispetto alle comunità tipiche specifiche, attribuibili agli impatti antropici sugli elementi di qualità fisico-chimica ed idromorfologica. (allegato V della direttiva)
Riferimenti bibliografici
AA.VV., 2007 – Linee guida per l’immissione di specie faunistiche. Quad.Cons. Natura, 27, Min.Ambiente – Ist. Naz.Fauna Selvatica http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/Pubblicazioni/Quaderni/Conservazione_della_Natura/Documenti/linee_guida_specie_faunistiche.html
Zerunian S., 2007- Primo aggiornamento dell’Indice dello Stato Ecologico delle Comunità Ittiche. In: La fauna ittica dei corsi d’acqua: qualità ambientale, ricerca e conservazione della biodiversità, Zerunian S., Genoni P. eds. Biologia Ambientale, 21 (2): 43-47.
Zerunian S., Goltara A., Schipani I., Boz B., 2010 – Adeguamento dell’Indice dello Stato Ecologico delle Comunità Ittiche alla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE. Biologia Ambientale.”